Comunicato – 20 Gennaio 2016

Il Comitato Zona Stadio, Associazione apartitica, nell’ annuale Assemblea Societaria svoltasi in data 9.01.2016 ha programmato gli obiettivi per il corrente anno.

Uno di questi, visto il coinvolgimento di altri residenti, organizzati  in gruppi o in comitati, di rivivere e rivalutare il Quartiere ci trova pienamente consenzienti.

Pertanto consapevoli che le iniziative mirate messe in atto dalla nostra Amministrazione e dalle FF.OO sono state solo di “emergenza” e non di cambiamento (nulla è mutato – in meglio –  da tre anni a questa parte e le recenti dichiarazioni del Questore dicono che l’illegalità in Zona Gad – anzi – è in aumento) e nell’intento di unire le forze contro lo spaccio di droga e degrado, il nostro Comitato ha deciso di partecipare a tutte quelle iniziative di cittadini che scenderanno in strada perché hanno a cuore le sorti del Quartiere .

Prima di appartenere al Comitato Zona Stadio siamo dei residenti e quindi liberi cittadini. Il partecipare a manifestazioni organizzate da altri, non indica una nostra precisa appartenenza politica, ma sta a significare, in quel preciso momento, la sola condivisione di problemi che riguardano un insieme di cittadini.

Ecco perché questa sera, 20 Gennaio 2016, alcuni di noi, si uniranno alla camminata in programma sulle Mura di Viale Belvedere per appoggiare, con la nostra presenza, i residenti di quella zona.

Il Presidente

Massimo Morini

Operazione “Wall Street”

RASSEGNA   STAMPA

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Operazione “Wall Street”. Così sono stati presi i pusher della Gad

Sono 18 gli imputati nel processo nato dall’indagine della Polizia fatta con agenti sotto copertura, intercettazioni e arresti differiti per fermare lo spaccio in zona Grattacielo

Agenti sotto copertura, telecamere e poi decine di migliaia d’intercettazioni, quasi tutte relative a dialoghi in dialetto nigeriano. In tutto 21 arresti differiti, a carico di 40 persone, per spaccio di eroina, cocaina, marijuana soprattutto nei giardini del Grattacielo, con 12 misure cautelari applicate e 16 divieti di dimora concessi dal gip. Tra loro, lo si ricorderà, c’erano anche alcuni membri della banda del machete, collegata al gruppo mafioso denominato Viking.

Un riassunto più o meno lineare di un’indagine complessa e astuta, la famosa operazione “Wall Street” che tra 2017 e 2018 ha permesso di monitorare le traiettorie dello spaccio in Gad e fermare alcuni venditori al dettaglio e grossisti di livello intermedio.

A condurla, sotto il coordinamento del pm Andrea Maggioni, sono stati i poliziotti della sezione Antidroga di Ferrara, con l’aiuto dello Sco (Servizio centrale operativo) e della Dcsa (Direzione centrale per i servizi antidroga) che hanno dato un contributo fondamentale con gli agenti sotto copertura. A spiegarla in un primo quadro generale al giudice Giulia Caucci e agli avvocati di 18 imputati (molti attualmente detenuti) è stato Luca Sita, sostituto commissario della Squadra mobile cittadina e coordinatore dell’Antidroga, sentito come teste nell’avvio dell’istruttoria del processo principale scaturito dall’intera operazione (un troncone si è già chiuso con vari patteggiamenti, altri filoni hanno preso strade indipendenti).

Formalmente tutto ha preso il via il 6 marzo del 2017, dopo che la Polizia si è resa conto che “le classiche tecniche d’indagine non portavano i risultati sperati, perché i soggetti cambiavano molto spesso e si faceva fatica a capire dove tenessero lo stupefacente o dove dormissero”.

L’idea è stata allora quella di procedere infiltrandosi superficialmente nel mondo dello spaccio, usando otto agenti sotto copertura come acquirenti, non prima però di aver monitorato la situazione e i pusher con cinque telecamere, installate prima in corso Porta Po e viale Costituzione e poi in piazzetta Toti, di fronte alla stazione con vista bar Fiorella e davanti all’ufficio postale di via Felisatti.

Le telecamere sono rimaste attive da aprile-maggio fino al 19 giugno del 2018. In questo periodo, a partire dal 23 aprile, sono stati attivati gli agenti sotto copertura per effettuare degli acquisti di droga dai pusher, tutti ripresi dalle telecamere. E poi, mentre i poliziotti/acquirenti finivano il lavoro in questura analizzando lo stupefacente e compilando le carte per gli arresti differiti (dunque da concretizzare in momenti successivi), altri poliziotti indicavano ai militari dell’Esercito quali persone fermare per un normale controllo: “Non vedevano l’Esercito come un pericolo rispetto alla Polizia, si facevano identificare molto facilmente”, ha rivelato Sita.

Identificazioni che poi servivano per incrociare immagini, testimonianze, cessioni di droga e nomi. Con le stesse telecamere sono state osservate anche altre compravendite di droga effettuate con normali cittadini, o individuati i nascondigli in Gad.

Chiusa la parentesi telecamere, il ‘Grande Fratello’ investigativo è proseguito su altri canali: quelli delle frequenze dei telefoni cellulari: 36 utenze sottoposte a intercettazione, circa 90mila conversazioni captate tra il 25 giugno 2018 e il 22 novembre 2018, quando gli elementi in mano agli investigatori erano ormai più che sufficienti per preparare un’enorme informativa, chiedere le misure al giudice e far scattare il grande blitz a ottobre del 2019, con i poliziotti che si recarono anche nell’appartamento di via Ricostruzione di proprietà dell’ex consigliere comunale di Gol Francesco Rendine, al tempo oggetto di largo dibattito politico, dove trovarono uno degli imputati odierni, considerato un fornitore intermedio e oggi ai domiciliari.

In udienza sono stati sentiti anche due acquirenti, fermati e identificati al tempo, che hanno confermato di aver comprato della droga in zona stazione.

Il giudice ha concesso al perito del tribunale i 60 giorni richiesti per trascrivere le intercettazioni e fissato per il 3 maggio l’udienza per la sua escussione, anche se non è improbabile che, vista la difficoltà tecnica di comprendere e tradurre il linguaggio in dialetto, sia necessario molto più tempo. Il 1° marzo verranno sentiti invece gli agenti sotto copertura e altri acquirenti.

Da: Estense.com del 26.01.2021 – https://www.estense.com/?p=891905

GAD – L’anno 2020 raccontato dagli articoli di stampa

Quartiere Gad

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Un video per l’anno 2020 di notizie dal Quartiere Gad – Ferrara, raccontato dai titoli degli articoli.

Vengono riportati solo quelli riguardanti  i principali eventi criminosi legati o derivanti dallo spaccio di droga.

Fonte: il Resto del Carlino

Buona visione

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I video dei precedenti si possono vedere a sinistra in questa Home Page

Gad – I dati dall’inizio dell’anno dell’Arma dei Carabinieri

Rassegna Stampa

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Gad, dall’inizio dell’anno i Carabinieri hanno arrestato 47 persone e sequestrato 15 kg di droga

L’attività più importante viene individuata nell’arresto di Elvis Omonghomion, accusato di aver stuprato una minorenne che non poteva pagarsi la dose

“Mesi di impegno, dedizione e sacrificio, con risultati che si commentano da soli”. Commenta così l’Arma l’anno che sta giungendo al termine con annesse le operazioni eseguite in zona Gad.

Un report redatto dalla Compagnia di Ferrara parla di 1.572 servizi di pattugliamento dall’inizio dell’anno, con una media 4/5 pattuglie al giorno; 47 arresti (1 su ordinanza di custodia cautelare in carcere per violenza sessuale e spaccio; 33 per spaccio di stupefacenti; 10 per resistenza a pubblico ufficiale; 2 per furto; 1 per evasione); 250 grammi di cocaina, 199 di eroina, 400 di hashish e 14,3 kg di marijuana sequestrati.

Lamentele quotidiane

Risultati raggiunti, spiega la Benemerita, “grazie a una costante azione di controllo del territorio da parte dei Carabinieri della Compagnia di Ferrara nel quartiere Gad”. Un modo per rispondere alle “quotidiane segnalazioni e lamentele dei residenti”, che “hanno determinato i vertici provinciali dell’Arma a sviluppare una quotidiana e pressante presenza nella zona, impegnando sia pattuglie in divisa sia in borghese, delle stazioni Carabinieri di Ferrara, Pontelagoscuro e Porotto, nonché con pattuglie del Nucleo Operativo e Radiomobile”.

Nel corso dell’anno sono stati più volte richiesti interventi di rinforzo ai reparti speciali dell’Arma, impiegando unità antidroga del Nucleo Carabinieri cinofili di Bologna, del Nucleo Elicotteri di Forlì e il supporto delle Squadre S.A.T. (Supporto Arma Territoriale) e S.I.O. (Squadra d’Intervento Operativo) del Reggimento Carabinieri Emilia Romagna.

Immigrazione clandestina

Sul versante della lotta all’immigrazione clandestina, si registrano 10 denunce per ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, nonché 15 denunce per inottemperanza dell’ordine di lasciare il territorio nazionale, oltre all’accompagnamento di 2 cittadini stranieri presso i centri di permanenza per il rimpatrio, in quanto gravati da decreto di espulsione.

Spaccio

Nel contrasto allo spaccio di droga, sono stati effettuati servizi specifici, che hanno portato all’arresto di 5 ovulatori, tutti nigeriani (sequestrati 34 ovuli, per un totale di 200 grammi di cocaina), con le difficoltà sanitarie e di sicurezza connesse alla loro gestione (piantonamento h24, esecuzione di ripetuti esami radiologici e Tac).

Nell’ambito dell’attività di prevenzione e contrasto alla criminalità al Gad, da gennaio ad oggi, ben 5 militari hanno riportato lesioni personali, in conseguenza delle reazioni violente degli arrestati.

Violenza sessuale

L’attività più importante, infine, viene individuata nell’attività investigativa svolta dal Nucleo Operativo della Compagnia di Ferrara, che ha portato all’arresto lo scorso 30 settembre per violenza sessuale di Elvis Omonghomion, nigeriano di 25 anni accusato di aver stuprato una minorenne che non poteva pagarsi la droga.

Estense.com del 11.12.2020 – https://www.estense.com/?p=886224

Agenti in borghese inseguono e denunciano un pusher

Lo spacciatore notato dagli agenti della Municipale mentre cercava di nascondere ovuli di cocaina ed eroina in viale IV Novembre

polizia locale ferrara grattacieloContinuano le operazioni di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti da parte della Polizia locale Terre Estensi, oltre che con l’ordinario monitoraggio del territorio, anche con l’impiego di agenti in abiti civili e unità cinofile.

Nel pomeriggio di mercoledì 2 dicembre scorso, gli agenti in borghese del Reparto Centro, in servizio antidroga, hanno notato un ragazzo che, dopo aver effettuato ripetuti passaggi in bicicletta sul percorso ciclopedonale della cinta muraria, si è poi fermato nei pressi della statua di Paolo V, sulle mura di viale IV Novembre, dove ha tentato di seppellire 13 involucri di sostanze stupefacenti (8 ovuli di cocaina e 5 di eroina). Lo spacciatore – U. T., diciannovenne di origini nigeriane, incensurato e regolare sul territorio italiano – è stato inseguito dagli agenti per un paio di isolati e infine intercettato, mentre altri agenti procedevano al sequestro dei 13 ovuli di eroina e cocaina pronti per lo spaccio. Una volta condotto al Comando, al termine delle operazioni di rito e in accordo con l’autorità giudiziaria, il giovane è stato denunciato a piede libero per detenzione ai fini di spaccio di droga.

Nella giornata di giovedì 3 dicembre, invece, nel corso di una perlustrazione delle principali zone cittadine dello spaccio di stupefacenti, gli agenti e i cani delle unità cinofile della Polizia locale hanno ritrovato, sul Baluardo di San Paolo e alla base delle mura cittadine di via Ticchioni, 30 grammi di marijuana. Dopo aver effettuato le analisi e le pesature di rito, la sostanza è stata posta sotto sequestro.

Il comandante del Corpo Claudio Rimondi, complimentandosi con tutti i suoi collaboratori, ha assicurato che lo sforzo da parte del Corpo Terre Estensi continuerà, per non dar tregua agli spacciatori in zona Gad e non solo. “Un ringraziamento – afferma il comandante – va anche ai cittadini che, continuando a segnalare queste situazioni di degrado alla loro Polizia locale, la agevolano nel raggiungimento dell’obiettivo”.

Da: Estense.com del 06.12.2020 –  https://www.estense.com/?p=885651

Controlli al Grattacielo: nel mirino affitti e regolarità dei residenti

Verifiche della Polizia iniziate mercoledì mattina da otto appartamenti della Torre A

Grattacielo FerraraLa Polizia ha avviato da mercoledì mattina i controlli al Grattacielo per accertare la regolarità delle persone che dimorano o domiciliano nelle unità abitative e il possesso dei titoli per occupare un immobile.

L’attività è eseguita con l’aiuto del Reparto Prevenzione Crimine e del nucleo accertatori residenze della Polizia Municipale, nonché di una unità cinofila.

L’obiettivo è verificare eventuali illeciti sia amministrativi che di natura penale, verificare eventuali omissioni di registrazione dei contratti di locazione all’Agenzia delle Entrate e dell’obbligo di comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza della cessione di un immobile a extracomunitari nonché la presenza di cittadini irregolari.

Durante il controllo sono state verificate otto appartamenti nella Torre A al cui interno sono stati identificati 18 cittadini nigeriani, un cittadino camerunese e un cittadino italiano.

Di questi, un cittadino nigeriano è risultato irregolare ed è stato munito di un provvedimento di espulsione e ordine allontanarsi dal territorio nazionale entro sette giorni, mentre un altro cittadino nigeriano è risultato inottemperante all’ordine di espulsione e pertanto è stato denunciato.

Dai primi riscontri gli otto locatari erano muniti di contratti di affitto regolarmente registrati, mentre sono al vaglio da parte del nucleo accertatore della Polizia municipale la omessa comunicazione di ospitalità dei cittadini presenti all’interno degli appartamenti.

Una ulteriore verifica è rivolta a un locatore che ha concesso in affitto l’immobile a un cittadino extracomunitario privo del permesso di soggiorno e rischia una denuncia penale con pena da sei mesi a tre anni di reclusione.

Una ragazza nigeriana proveniente dalla provincia di Verona, ospite in un appartamento, è stata sanzionata per la violazione del divieto di spostamenti tra regioni previsto dal Dpcm.

Le verifiche continueranno e saranno rivolte anche ad altre strutture abitative.

Da Estense.com del 02.02.2020 – https://www.estense.com/?p=885080

Mafia nigeriana, ecco come funzionava e chi erano i ‘dirigenti’.

Mafia nigeriana, ecco come funzionava e chi erano i ‘dirigenti’

I principali ‘capi’ dell’organizzazione criminale a partire da dj Bugi (o Boogye), alcuni dei quali già arrestati tra il 2018 e il 2019

Gli adepti assumevano cariche gerarchiche ben precise, dal vertice “Chairman” (a stretto contatto con la ‘casa madre’ in Nigeria) al ‘Norseman’, passando per i ruoli intermedi di ‘Elders’, ‘F.F.’, ‘School Guard’, ‘Coordinator’, ‘Executional’ e ‘Pilot’.

Colui che è considerato dagli inquirenti il capo ferrarese della mafia nigeriana a Ferrara aveva assunto la carica rilevante di F.F., e parliamo dell’ormai noto Emmanuel Okenwa, detto ‘Boogye’, conosciuto come dj Bugi per la sua attività di deejay a Ferrara e in altre zone dell’Italia settentrionale. Si definiva il “re di Ferrara” e dalle indagini risulta praticamente l’esponente intoccabile dell’organizzazione, un punto di riferimento anche a livello nazionale, che decideva sulle nuove affiliazioni e sulle nomine (ma anche sulle rimozioni) di ‘Coordinator’ ed ‘Executional’, sia in Emilia Romagna che in Veneto, in particolare a Padova e Vicenza. Ovviamene a lui toccava gestire e dirimere le questioni interne al clan e con il clan rivale degli ‘Eiya’, anch’esso presente a Ferrara in zona Gad, e con altre bande di malviventi, con regolamenti di conti anche violenti e spedizioni punitive che lui stesso coordinava prendendovi spesso parte. Altro suo compito era quello di gestire e organizzare personalmente l’attività di narcotraffico. A sua carico figura anche un’estorsione perpetrata ai danni di una ambulante che stava vendeno capi d’abbigliamento e bevande nei pressi dell’ex distilleria via via Modena, alla quale ha intimato di consegnare 600 euro, una sorta di ‘pizzo’ per poter esercitare, colpendola e facendola malmenare da suoi affiliati di fronte al suo rifiuto.

Boogye non è comunque l’unico esponente di spicco dell’organizzazione smantellata dalla Polizia di Stato di Ferrara con le 31 ordinanze di misura cautelare in carcere eseguite. Si può dire che fosse un ‘dirigente sul campo’, diversamente da Stanley Chukwudi Amanchukwu, detto ‘Chuks’ o ‘ Jude’, il ‘Chairman’ che teneva i contatti con la casa madre in Nigeria e, assieme al suo assistente Charles Avarenren, detto ‘General Advanty’, gestiva la contabilità dei pagamenti degli affiliati. Avarenren, componente del consiglio degli ‘Elders’, si occupava anche delle nomine all’interno del gruppo e della sostituzione degli affiliati arrestati.

Anche Francis Okey Igwemma, detto ‘ Nautical Crisis’, è considerato secondo l’accusa un membro del consiglio degli anziani, gli ‘Elders’, con compiti di verificare il pagamento delle quote da parte degli associati, occupandosi anche del sostentamno economico delle famiglie degli arrestati.

Fra i 31 personaggi del clan figura come elemento di spicco anche Joseph Adeiymi, detto ‘General Ajebody’, molto vicino a Boogye e in prima linea nelle spedizioni punitive e nelle violenze contro affiliati e avversari. Favour Akhigbe, detto ‘Popori’, aveva la carica di ‘School Guard’, pubblicava sul forum del clan le indicazioni provenienti dai vertici ed è stato arrestato assieme ad Albert Emanuel, detto ‘Raska’ o ‘Ratty’, nel febbraio del 2019 a Torino dopo l’ennesima importazione di droga dall’Olanda. Fra i dirigenti e promotori dell’organizzazione criminale anche Godspower Okoduwa, detto ‘ Dozen’, particolarmente attivo nel traffico di droga nel Veneto. Shaka Abubakar, detto ‘Chako’, fortemente voluto da Boogye, era arrivato ad assumere di fatto il ruolo di ‘Coordinator’ di Ferrara, dando quindi indicazioni e disposizioni agli associati e riferendo a Boogye dei loro comportamenti.

Particolarmente violento è considerato Anthony Odianose Lucky, detto ‘Ubeba’, che venne arrestato per il tentato omicidio con machete di Stephen Oboh del 30 luglio 2018 dal quale partirono le indagini, che fu una sorta di regolamento di conti contro i rivali ‘Eiya’. ‘Ubeba’ fino al suo arresto è stato ‘Coordinator’ di Ferrara. Per l’attività di spaccio i suoi collaboratori più stretti erano Igbinosa Irabor detto ‘Ebo’, Junior Musa, Glory Egbogun detto ‘Omomo’, Kingsly Okoase detto ‘Oje’, Henry Arehobor detto ‘Threeman’, Emanuel Emakhu detto ‘Shube’ e ‘Papa Joy’ e altri ancora.

Endurance Emiowele, detto ‘Eddy’, è stato invece ‘Coordinator’ di Padova e venne accusato da Boogye di essersi intascato i soldi raccolti tra gli affiliati per il sostentamento della famiglia di ‘Raska’ arrestato a Torino, costretto anche per questo a fuggire in Germania per evitare severe punizioni che arrivavano fino al taglio della mano. Al suo posto di ‘Coordinator’ a Padova è arrivato Peter Shellu, personaggio particolarmente attivo nel traffico di marijuana.

Con la carica di ‘Pilot’, sempre secondo gli esiti delle indagini, figurava Collins Odianonen Okosun, detto  ‘Odi’, che viene indicato anche come presidente degli anziani, nonché Prince Onolunsen, detto ‘Degbola’, per parecchio tempo stretto collaboratore di Boogye poi da questi allontanato. Infine, fra gli esponenti di spicco è da annoverare Felix Tuesday, narcotrafficante attivo a Ferrara, che venne arrestato nel maggio del 2019 proprio perché trovato con parecchi ovuli di cocaina.

Gli altri esponenti raggiunti dall’ordine di carcerazione vengono considerati dagli inquirenti semplici partecipi all’organizzazione di stampo mafioso, senza un particolare ruolo apicale all’interno del clan.

Estense.com del 30.10.2020 – https://www.estense.com/?p=880625

La mafia nigeriana controllava la Gad: 31 arresti

La mafia nigeriana controllava la Gad: 31 arresti. Ricercato il capo, il dj ‘Boogie’

Scoperta organizzazione fortemente gerarchizzata e collegata ai vertici di Torino. Scopo principale il narcotraffico. Approvvigionamenti in Francia, Belgio e Olanda

(foto di Alessandro Castaldi)

Decapitata dalla Polizia di Stato un’associazione a delinquere di stampo mafioso, denominata ‘Viking’, composta da nigeriani che avevano preso il controllo a Ferrara della zona Gad e aree limitrofe dopo aver prevalso sull’associazione mafiosa rivale ‘Eiya’.

GUARDA IL VIDEO SU ESTENSETV

Alle prime ore dell’alba, infatti, la Polizia di Stato ha eseguito le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Tribunale di Torino e dal Tribunale di Bologna, su richiesta delle Dda delle rispettive Procure della Repubblica, nei confronti di un vasto gruppo di cittadini nigeriani. I provvedimenti restrittivi sono stati disposti al termine di lunghe e complesse indagini svolte, in perfetto coordinamento, dalle Squadre Mobili di Torino e di Ferrara, e hanno riguardato complessivamente 69 persone (43 provvedimenti della Dda di Torino e 31 della Dda di Bologna, con 5 persone colpite da entrambi i provvedimenti cautelari), delle quali 56 sono state rintracciate sul territorio nazionale. Delle 31 ordinanze riguardanti Ferrara, 24 sono state eseguite (14 persone si trovavano già in carcere) e attualmente sono in corso le ricerche di altre 7 persone che potrebbero esserse fuggite in Italia o all’estero. Gli arrestati risiedevano principalmente nella zona Gad (via Monti Perticari e piazzale Castellina).

Per la realizzazione della fase esecutiva, svolta sotto il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, sono stati impiegati complessivamente circa 250 uomini della Polizia di Stato, con l’utilizzo di Reparti di rinforzo del controllo del territorio. Oltre alle Squadre Mobili di Torino e Ferrara, l’attività ha coinvolto anche gli omologhi uffici delle Questure di Alessandria, Asti, Bologna, Biella, Brescia, Caserta, Firenze, Imperia, Lodi, Monza, Padova, Parma, Pavia, Savona, Verona, Venezia e Vicenza.

L’esecuzione dei provvedimenti restrittivi ha consentito di sgominare l’intera consorteria criminale dei “Viking”, anche denominata “Norsemen Kclub International”, colpendo i personaggi al vertice del livello nazionale dell’organigramma, direttamente responsabili delle nuove affiliazioni, della gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti nelle piazze cittadine e dell’attività di sfruttamento della prostituzione (per quest’ultima attività sono ancora in corso accertamenti a Ferrara alla ricerca di riscontri).

Agli affiliati colpiti dalle misure cautelari vengono contestati, oltre al reato di associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis), i delitti di tentato omicidio e associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, rapina, estorsione e lesioni gravissime.

Le attività investigative, avviate nel luglio del 2018 proprio da Ferrara in seguito alla nota aggressione col machete del luglio 2018, si sono sviluppate attraverso attività tecniche di intercettazione, nonché articolati e dinamici servizi di osservazione diretta e pedinamento sul territorio, e hanno consentito di individuare i vertici nazionali dell’organizzazione, in costante e diretto contatto con i leader operanti in Nigeria. Le investigazioni, come riferito dal dirigente della Squadra Mobile di Ferrara, Dario Virgili, hanno permesso di ricostruire nel dettaglio la struttura del sodalizio criminale, caratterizzato da un’organizzazione piramidale, che si connota con la presenza di un organismo operante a livello nazionale (che in Italia prende il nome di “Vatican Marine Patrol”) e di numerose articolazioni locali (dette “Marine Patrol” o “Deck”), attivi in singole città italiane, soprattutto del centro-nord. Ogni realtà locale (che a Torino prende il nome di “Valhalla Marine” e a Ferrara “Vatican”) presenta al vertice un capo operativo (“Executional”), che comanda il territorio di competenza coadiuvato da un organo collegiale (“Exco”) costituito da consiglieri. La struttura prevede altresì una serie di cariche cui sono assegnati specifici incarichi organizzativi (“Escape”, il responsabile del rispetto delle regole interne; “Dockman”, il tesoriere; “Pilot”, l’organizzatore delle riunioni) o operativi (“Arkman”, il vice capo operativo; “Strike chief”, il responsabile delle attività di spaccio). I capi operativi scaduti dal loro mandato costituiscono una sorta di membri onorari e si pongono in una posizione di primissimo piano nell’articolazione delle scelte criminali della consorteria. Specularmente, a livello nazionale, sono state distintamente individuate cariche operative e un Consiglio degli anziani (“Elders”). I vertici nazionali dell’organizzazione chiamata “Vatican Marine Patrol”, stanziati a Torino, esercitavano il loro potere anche nel capoluogo estense e prendevano ordini direttamente dal “National”, capo assoluto in Nigeria. I contatti tra le varie articolazioni nazionali e la sede presente in Nigeria (denominata “Niger Catalina”) hanno fornito agli investigatori una chiara indicazione di come le varie “Marine Patrol” (“MP”) operanti in Europa siano saldamente legate alla “casa madre”, tanto da apparire una diretta diramazione della stessa.

A Ferrara l’organizzazione risultava particolarmente radicata e con una forte base, essendovi una nutrita comunità nigeriana e quindi tutto l’interesse per l’associazione mafiosa di essere presente in maniera importante sul territorio estense. Lo scopo principale del narcotraffico veniva attuato attraverso una fitta rete di ‘ovulatori’ (principalmente donne) che eseguivano viaggi in treno o in auto per rifornirsi in Francia, Belgio e Olanda, ingerire gli ovuli (cocaina, eroina e altre sostanze) e tornare in Italia. Sono stati accertati dalla Mobile di Ferrara decine di viaggi per un valore di 5 milioni e 400 mila euro in droga.

Il tipico basco rosso degli affiliati

L’organizzazione presenta tutti i caratteri di un’associazione di tipo mafioso, poiché connotata, anzitutto, da una precisa struttura gerarchica con ruoli e cariche ufficiali, a cui corrispondono compiti ben precisi. Le affiliazioni sono caratterizzate da atti violenti e rigidi rituali, che si traducono in un serio e concreto pericolo per la stessa vita degli aspiranti affiliati, che vengono sottoposti ad azioni brutali, all’esito delle quali manifestano l’accettazione del codice comportamentale dell’associazione e la loro fedeltà indiscussa. Altrettanto spietate sono le conseguenze previste in caso di violazione delle regole dell’organizzazione, che si traducono in sanzioni corporali talmente efferate da sfociare talora in tentativi di omicidio, oppure in estorsioni. La violenza rappresenta lo strumento di comunicazione privilegiato per affermare la forza dell’organizzazione sul territorio e creare lo stato di soggezione necessario per accrescere il proprio potere. Altro aspetto di rilievo è stato individuato nella capacità dell’organizzazione di autofinanziarsi, mediante il contributo dei sodali, strumentale anche al mantenimento economico degli affiliati a vario titolo detenuti, come tipico anche delle tradizionali consorterie mafiose italiane.

Le indagini hanno infine consentito di evidenziare elementi distintivi caratteristici (il colore rosso predominante è il colore del cult), il peculiare abbigliamento degli affiliati (baschi con un simbolo di militanza da esibire con orgoglio durante le riunioni) e una sorta di “papello” (litania) da recitare durante i riti di affiliazione.

L’indagine della Squadra Mobile ferrarese, avviata a fine luglio 2018 (pm Isabella Cavallari) a seguito del tentato omicidio di un giovane nigeriano appartenente al cult rivale degli Eiye, ferocemente aggredito a colpi di machete da un gruppo di almeno cinque connazionali all’interno della zona Gad, ha permesso di collegare gli episodi di estrema violenza già accertati e giungere alla dimostrazione dell’esistenza dei due gruppi malavitosi antagonisti, tra i quali era in corso una vera e propria guerra con modalità mafiose per la spartizione e il controllo del territorio. Una volta assicurati alla giustizia i responsabili del gravissimo episodio, nel corso dell’anno 2019 le indagini sono approdate alla Dda di Bologna (pm Roberto Ceroni), per dimostrare l’esistenza sul territorio ferrarese della mafia nigeriana “Supreme Viking Arobaga” collegata al network internazionale. In questa seconda fase, le indagini hanno acclarato la completa disponibilità dei sodali a eseguire le direttive impartite direttamente dalla Nigeria: gli associati, vincolati da un rigoroso rispetto della segretezza, venivano affiliati con riti tribali, alla presenza dei vari vertici e capizona, durante riunioni (“party”) che si svolgevano nella zona di Brescia e del Veneto orientale. Nel corso delle conversazioni è emerso un profondo rispetto per le gerarchie e solitamente un affiliato di rango inferiore salutava o si congedava rispettosamente dal superiore con la formula “Salutamos”.

A Ferrara è stata accertata la centralità di Emmanuel Okenwa “Boogie”, dj di musica afro beat (attualmente ricercato), che costituiva la figura di riferimento per l’organizzazione tra le provincie di Ferrara, Padova, Treviso e Venezia, controllando il territorio e dirimendo le numerose diatribe che scoppiavano tra affiliati di rango medio-inferiore. In questa veste “Boogie” manteneva i contatti con il vertice di Torino. A livello locale “Boogie” era supportato da diverse altre figure di rango inferiore, che gestivano capillarmente lo spaccio di droga sui territori loro assegnati, e si occupava personalmente dell’organizzazione delle spedizioni punitive nei confronti degli affiliati che si erano macchiati di qualche mancanza o avevano dimostrato poco rispetto.

Le indagini hanno portato anche alla scoperta di un importantissimo canale di rifornimento di cocaina, destinata prevalentemente al Veneto, proveniente dalla Francia e dall’Olanda. La droga veniva prelevata a Parigi e Amsterdam, grazie all’appoggio di connazionali appartenenti a una confessione protestante evangelista, da nutrite squadre di “corrieri” che effettuavano il trasporto “in corpore” di numerosi ovuli, rientrando in Italia attraverso i valichi del Monte Bianco e del Frejus. In un’occasione è stato intercettato un carico di circa dieci chili di cocaina, con l’arresto dell’intera squadra di “spalloni” nei pressi del traforo del Frejus.

Sulla piazza torinese, il cult “Valhalla Marine” controllava e gestiva il commercio su strada di sostanze stupefacenti in alcune aree individuate – in particolare nella zona del Lungo Dora Savona, tra via Bologna ed il ponte Mosca – nonché, sempre nella stessa zona, lo sfruttamento della prostituzione di donne nigeriane.

Una delle peculiarità dell’articolazione torinese dell’associazione era rappresentata dal ruolo delle donne, le quali venivano affiliate mediante rapporti sessuali di gruppo ed assumevano l’appellativo di “Queen” o “Belle”, costrette a pagare somme di denaro in cambio di una inesistente protezione.

Durante la lunga indagine, gli investigatori torinesi hanno potuto documentare diverse fasi della strategia dell’associazione criminale, sotto la direzione di tre differenti “Executional”, ovvero Chuks Okafor, Alex Aslem e Cristian Ojie, con i quali la base ferrarese dialogava costantemente.

Estense.com del 28.10.2020 – https://www.estense.com/?p=880280

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Mafia nigeriana: “Un’enclave dello spaccio organizzata militarmente”

Per la prima volta a Ferrara il 416 bis. La soddisfazione del questore Capocasa: “Sodalizio radicato in Nigeria e diffuso in Italia ed Europa, con una suddivisione del territorio in province, tra le quali primeggiava indubbiamente Ferrara”

Per la prima volta a Ferrara il 416 bis“. E’ soddisfatto il questore Cesare Capocasa della maxi operazione, portata a termine dopo due anni di indagini, che ha permesso di sgominare l’associazione nigeriana di stampo mafioso che imperversava da tempo in città e in particolare nella zona Gad.

“Una complessa, articolata attività investigativa – ha commentato il questore – ci ha consentito di disarticolare una associazione, per la prima volta riconosciuta come di tipo mafioso in provincia di Ferrara, facente parte del più ampio sodalizio radicato in Nigeria e diffuso in diversi Stati europei, tra cui l’Italia, con una sostanziale suddivisione del territorio in province, tra le quali primeggiava indubbiamente Ferrara”.

“Un’associazione – ha aggiunto – dedita al compimento di diversi reati: spaccio, estorsione, reati contro la persona con machete e armi improprie per consolidarsi sul territorio e prevalere sulll’associazione nigeriana rivale. Ma anche delitti contro la pubblica amministrazione, contro le forze dell’ordine, con violenze, minacce e resistenze a pubblico ufficiale, finalizzate a mantenere e consolidare la propria presenza in diverse zone tra cui la Gad. Io la definisco un’enclave dello spaccio organizzata militarmente“.

Un risultato, quello degli uomini della Questura, forse fra i più importanti dell’ultimo decennio, al quale si è arrivati attuando quattro linee strategiche indicate dal questore fin dal suo insediamento: “Controllo fisso/dinamico del territorio, azione espulsiva attraverso rimpatri e accompagnamenti ai Cpr di soggetti considerati destabilizzanti, Polizia Amministrativa e di Sicurezza finalizzata alla chiusura dei locali di riferimento di spacciatori e persone pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica, attività repressiva con investigazioni di alto profilo finalizzate a individuare e reprimere associazioni a delinquere finalizzate allo spaccio e ad altri reati”. “Queste – conclude il questore – le strategie vincenti per migliorare la qualità della convivenza civile e garantire il vivere ordinato della comunità”.

“Una confraternità – ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile Dario Virgili – molto radicata e presente a Ferrara dove esiste una comunità nigeriana alquanto nutrita. Ma le indagini proseguono, sia per rintracciare chi è riuscito a sfuggire oggi alla cattura sapendo di essere nel mirino, sia per accertare altre tipologie di reato commesse dall’organizzazione che, laddove si stabilisce, ha come scopo principale il narcotraffico e lo spaccio, ma non disdegna nessuna tipologia di delitto. Ora credo che ci penseranno due volte prima di stabilirsi nuovamente a Ferrara”

Estense.com del 28.10.2020 – https://www.estense.com/?p=880318

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Mafia nigeriana a Ferrara, le reazioni dei politici: “Per il Pd erano solo percezioni”

Commenti unanimi dal sindaco Fabbri a tutto il centro destra. Fuori dal coro Italia Viva: “Operazione che prescinde del tutto da chi oggi siede sui banchi della Giunta Comunale”

Numerose le reazioni, i commenti e le congratulazioni dopo la maxi operazione della Polizia di Stato che a Ferrara ha scoperto, scoperchiato e sgominato una grossa cellula della mafia nigeriana operante in particolare in zona Gad.

In primo luogo quelle del sindaco di Ferrara Alan Fabbri, con immancabile polemica rivolta al Pd: “Da anni segnaliamo il problema della mafia nigeriana ma il sistema politico del Pd, a cui faceva capo la precedente Amministrazione, ha sempre negato, arrivando addirittura ad attaccarci perché abbiamo lanciato l’allarme per tempo. Ora contiamo in espulsioni a raffica: chi ha operato in questo tipo di organizzazioni ed è dedito al crimine non deve tornare nella nostra città”.

Non poteva mancare poi il commento soddisfatto del vicesindaco Nicola Lodi: “La notizia dell’operazione di queste ore è la risposta migliore a chi, come il Pd ferrarese, negava l’esistenza della mafia nigeriana a Ferrara, derubricando il problema a una questione di ‘percezione di insicurezza’. Pericolo scampato: al governo della città avremmo potuto continuare ad avere una forza politica, come il Pd ferrarese, che per anni ha negato il problema. La sicurezza non è una questione ideologica ma va affrontata con attenzione e senza preconcetti di natura politica. E a Ferrara il presidio della sicurezza è oggi attivo, operativo, efficace ed efficiente”.

La notizia ha reso soddisfatti anche i deputati leghisti ferraresi Emanuele Cestari e Maura Tomasi, che a loro volta colgono l’occasione per una tirata d’orecchie al Partico Democratico di Ferrara: “Mentre il Partito Democratico di Ferrara per anni ha negato la presenza di infiltrazioni di criminalità organizzata esterna, l’attività delle squadre mobili di Torino e Ferrara, coordinate dallo Sco, delinea il preoccupante quadro di illiceità, in particolare droga e prostituzione, che il nostro partito denuncia da tempo, confermato dalle decine di provvedimenti cautelari che si stanno eseguendo, sotto il mandato delle competenti Direzioni Distrettuali Antimafia. È un importante risultato che testimonia l’impegno delle forze dell’ordine per la sicurezza dei cittadini e la nostra attenzione per evitare di sottovalutare fenomeni che altri scambiano per micro-criminalità. Proprio in queste ore, in Parlamento, si stanno modificando i decreti sicurezza, che avevano ridotto l’immigrazione incontrollata, chiuso i porti agli sbarchi illegali e ripristinato la legalità nel sistema dell’immigrazione che, come i cittadini ricordano, era diventato un vero e proprio business. La maggioranza Pd-M5S, mentre il Paese soffre una crisi sanitaria ed economica senza precedenti, sta impegnando il tempo tornando indietro rispetto al sistema di controlli e sanzioni voluto dalla Lega che ha dimostrato di funzionare e bene. Siamo certi che anche i ferraresi sapranno valutare ciò”.

Sempre dal Parlamento arriva il commento del senatore ferrarese Alberto Balboni (FdI), che esprime “tutta la mia riconoscenza come parlamentare e come cittadino per il lavoro investigativo svolto dalla Procura Distrettuale Antimafia e dalla Polizia di Stato. Spero che con questa importante operazione venga smantellata la presenza della mafia nigeriana nella nostra città, dove aveva ormai il controllo di numerose attività illecite, dal traffico di droga allo sfruttamento della prostituzione e al riciclaggio del danaro sporco, come denunciato dal sottoscritto da anni, quando la sinistra si ostinava a negarne persino l’esistenza”.
“Altro che percezioni” è il commento dei consiglieri regionali leghisti Matteo Rancan e Fabio Bergamini, che aggiungono: “Quella che è stata appena scritta è una grande pagina di legalità e giustizia, perché le forze dell’ordine, coordinate dal Questore Capocasa, hanno assestato un durissimo colpo alla mafia nigeriana, della quale si è sempre negata l’esistenza. L’ex sindaco Tiziano Tagliani negava l’esistenza del fenomeno, assicurando che si trattava di un problema di sicurezza “percepito”. Evidentemente, il centrosinistra non ha mai governato a stretto contatto con i cittadini, i quali hanno purtroppo assistito negli anni al dilagare di fenomeni come lo spaccio e le violenze a colpi di machete. A forza di manifestazioni di piazza della Lega – dicono Bergamini e Rancan – Ferrara ha cambiato passo. Ringraziamo per il loro lavoro Nicola Lodi e Alan Fabbri, sempre in prima linea con le loro battaglie e per questa vittoria che è di tutti i ferraresi. Con Fabbri sindaco, Ferrara ha segnato una svolta nella direzione di una maggiore sicurezza”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il referente provinciale della Lega Davide Bergamini, secondo cui si conferma la verità denunciata da tempo dalla Lega: “La mafia nigeriana esiste, non è una ‘percezione’, ma una struttura organizzata che ha agito indisturbata nella nostra città per anni coinvolgendo Ferrara in un circuito di malavita nazionale e internazionale. Questo è accaduto mentre al governo della città c’era il Pd e anche grazie al lassismo del centrosinistra che per anni ha nascosto la testa sotto la sabbia davanti a segni evidenti della presenza di un crimine organizzato che si occupava, attraverso bande, di spaccio di sostanze stupefacenti e sfruttamento della prostituzione. Secondo l’amministrazione del centrosinistra guidata dall’ex sindaco Tiziano Tagliani, il fatto che interi quartieri fossero sotto scacco delle bande organizzate e che la droga e la prostituzione fossero gestite alla luce del sole da soggetti ben noti e molto spesso clandestini, non era sufficiente a provare la gravità del fenomeno. Evidentemente per il Pd la volontà di negare l’evidenza per non ascoltare la Lega era così forte che, come tutti ricordano, lo stesso ex sindaco, davanti all’invito della Lega ad agire insieme per eliminare il fenomeno, arrivò a fare dei distinguo legali sul termine di mafia. Secondo Tagliani, e secondo il centrosinistra ferrarese che accusava la Lega di fare allarmismo, mancavano gli “elementi probatori a sostegno dell’ipotesi che la mafia nigeriana sia penetrata anche a Ferrara”. Ci auguriamo che ora il Pd abbia l’onestà di fare un mea culpa e ammettere di avere sbagliato contribuendo a creare una situazione grave che è pesata per anni sui cittadini”.

Non manca la reazione di Italia Viva Ferrara che esprime “gratitudine sia alla Direzione Distrettuale Antimafia, sia alle donne e agli uomini della Squadra Mobile di Ferrara nonchè al questore Capocasa, per la brillante operazione odierna contro la criminalità organizzata nigeriana che monopolizzava le attività criminali legate a spaccio e prostituzione in città. È evidente che non di semplici percezioni si trattava. È altrettanto evidente che si tratta di una forte e competente operazione investigativa che prescinde del tutto, nonostante qualcuno tenti di appropriarsene, da chi oggi siede sui banchi della Giunta Comunale. La città di Ferrara deve essere conosciuta e ricordata per i suoi tratti distintivi: la bellezza, la storia, le ricchezze naturali che caratterizzano il suo territorio e, soprattutto, limmenso capitale umano che ogni giorno anima le sue strade, dal centro alla periferia. Per questo, la nostra città non merita di salire alla ribalta mediatica legando indissolubilmente il suo nome alla criminalità organizzata. L’auspicio è che la giustizia sia rapida nell’accertare le responsabilità e che lo Stato riesca, una volta per tutte, ad agire fermamente e in maniera risolutiva contro i responsabili di questi crimini”.

Estense.com del 28.10.2020 – https://www.estense.com/?p=880324

 

Polizia – Bilancio di sette mesi in Gad

RASSEGNA   STAMPA

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Polizia, il bilancio di sette mesi in Gad: “Area di fatto

‘liberata’, ora estendere i controlli”

Il questore Capocasa: “Abbiamo innalzato gli standard di sicurezza percepita e continueremo ancora. Adesso allarghiamo il cordone a via Baluardi e ad altre zone della città”

E’ tempo di bilanci per la Polizia di Stato dopo l’impegno profuso in sette mesi – e che continuerà nei prossimi gorni – nella zona Gad e nelle vie limitrofe, dove gli agenti, con un dispositivo fisso di controllo del territorio dalle 8 alle 20 in collaborazione con Polizia Locale, hanno costantemente monitorato l’area per contrastare e limitare spaccio, immigrazione irregolare e altri crimini.

Un’attività di prevenzione, finalizzata a garantire la sicurezza pubblica e urbana e, quindi, la vivibilità dai contesti urbani, è stata pianificata dal questore Cesare Capocasa, d’intesa con il prefetto Michele Campanaro, con l’obiettivo di contrastare l’occupazione permanente da parte di cittadini extracomunitari, spacciatori di quartiere, che sono diventati nel tempo una sorta di ‘istituzione’: li si vedeva ovunque, controllavano con decine di vedette fisse, avevano in mano i giardini e i portici del grattacielo, piazzale Castellina e Toti, laddove le famiglie residenti erano oramai praticamente in ostaggio.

Una ulteriore attività di prevenzione e monitoraggio è stata effettuata nelle zone limitrofe di via Scalambra, via Maffi, via Del lavoro, via Due abeti e dell’ex distilleria dove insistono una serie di fabbricati allo stato grezzo e un’area industriale dismessa, in condizioni di totale abbandono, divenute ricovero e rifugio di persone senza fissa dimora, clandestini e spacciatori. Nella circostanza è stato segnalato al prefetto la necessità di disporre l’urgente effettuazione dei lavori per la messa in sicurezza di tali aree, al fine di evitare il perpetuarsi di forme di criminalità diffusa, accelerando di fatto l’avvio del processo di bonifica rimasto nel frattempo inattuato.

Tornando alle cifre dei sette mesi di attività, la polizia ha complessivamente identificato 14.274 persone e controllato 5.134 veicoli, con 24 arresti in zona Gad e 218 denunce. Le sostanze stupefacenti sequestrate sono in tutto 1.108 grammi. A tutto questo si aggiungono 102 ispezioni in appartamenti, 14 perquisizioni effettuate e ispezioni in 637 esercizi commerciali con 10 sospensioni della licenza.

Non solo. I provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale sono stati 183, di cui 19 con accompagnamento diretto ai Cpr di persone ritenute sulla base di elementi di fatto socialmente pericolosi e destabilizzanti per l’ordine e la sicurezza pubblica, 10 rimpatriati nei paesi d’origine, 18 espulsioni con allontanamento volontario e 136 ordini del questore di lasciare il territorio nazionale. Sono inoltre 22 i fogli di via obbligatori emessi e 33 gli avvisi orali. Contestate inoltre 95 violazioni alle norme del Dpcm anti Covid.

Il questore Cesare Capocasa

“Dopo sette mesi di presenza quotidiana in Gad – commenta il questore Capocasa – i risultati si vedono. Come dissi fin dall’inizio, se ci siamo noi loro non ci stanno. Il nostro scopo è quello di permettere ai residenti e ai cittadini tutti di non sentirsi limitati nella loro vita quotidiana e di riconquistare questa parte della città alla vita normale”. Un obiettivo che il questore considera sostanzialmente raggiunto, ma, rassicura, “rimarranno comunque le pattuglie in Gad continuando a presidiare l’area”.

Il prossimo obiettivo della Questura è quello di occuparsi anche di altre aree cittadine. “Si allargherà il cordone – annuncia il questore – con controlli costanti in via Baluardi e in altre zone di Ferrara dove si sono verificati episodi di microcriminalità”.

L’impegno profuso in questi sette mesi attraverso 1.793 servizi complessivi tra Polizia di Stato (1.187) e Polizia Municipale (606) , integrati da operazioni straordinarie di alto impatto con l’impiego di decine di poliziotti, unità cinofile e di un elicottero del Reparto Volo di Bologna, come riferisce la Questura “ha consentito di ‘liberare’ di fatto la zona in questione, favorendo l’innalzamento degli standard di sicurezza percepita”. I servizi sono stati settimanalmente integrati dal Reparto Prevenzione Crimine, unità operative specializzate nel controllo del territorio, dotate di strumentazione tecnologica altamente avanzata per le verifiche amministrative e dell’identità delle persone fermate. 

Estense.com del 25.10.2020

Mini Market via N. Sauro – Una “storia” infinita

ANNO   2016

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Carlino del 01.08.2016

Il Comune chiede al Prefetto la revoca della licenza

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Carlino del 01.09.2016

Il proprietario: “Me ne vado io….”

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 ANNO  2020

Estense.com del 03.10.2020

Il questore Capocasa chiede al Comune la revoca della licenza

Liti, aggressioni e banca abusiva, chiuso minimarket in Gad

Sospensione di 30 giorni. Il questore Capocasa chiede al Comune la revoca della licenza

Il questore di Ferrara Cesare Capocasa ha disposto la chiusura e la sospensione della licenza per la somministrazione di alimenti e bevande del Minimarket Moria in Via Nazario Sauro, 6 per motivi di ordine pubblico e sicurezza dei cittadini, “anche con la finalità di impedire – aggiunge una nota della Polizia di Stato -, attraverso la temporanea chiusura del locale, il protrarsi di una situazione di pericolosità sociale”.

Il provvedimento, che prevede la chiusura del locale per 30 giorni, è stato notificato alla titolare dell’esercizio commerciale dal personale della Divisione Polizia Amministrativa e di Sicurezza.

Già in passato il negozio di vicinato era finito nel mirino delle forze dell’ordine per il verificarsi numerosi episodi di disturbo della quiete e della sicurezza pubblica quali “liti, aggressioni e danneggiamenti – specifica la nota – commessi all’interno e nelle immediate vicinanze dell’esercizio nonché per la continua presenza di soggetti gravati da precedenti di polizia fra cui alcuni arrestati per reati contro la persona e in materia di stupefacenti”. In quelle occasioni l’esercizio commerciale era stato colpito da due distinti provvedimenti di sospensione dell’attività per 30 e 15 giorni.

Le recenti verifiche effettuate presso il negozio, svolte anche in collaborazione con la Polizia Municipale e l’Ausl, hanno portato alla contestazione di alcune violazioni a carico del titolare dell’esercizio “per mancato rispetto delle disposizioni anticovid-19, per inosservanza della somministrazione di bevande alcoliche, per violazioni igieniche sanitarie, e per la presenza di un preposto sine titulo”.

Lo scorso dicembre, inoltre, la Guardia di Finanza aveva scoperto che la coppia che lo gestiva teneva una specie di banca abusiva al suo interno. In quell’occasione le fiamme gialle trovarono e sequestrarono 69mila euro in contanti.

Alla luce di tutto questo il questore Capocasa, “valutate le circostanze pregresse e rilevata l’evidente fonte di concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza dei cittadini”, ha decretato la sospensione dell’attività e l’eventuale valutazione da parte dell’ufficio comunale competente della revoca della licenza .

Ad oggi sono 10 i locali che sono stati destinatari dell’articolo 100 T.U.L.P.S. in zona Gad per motivi di ordine e sicurezza pubblica.

Da Estense.com – https://www.estense.com/?p=876601

Una domanda: chi deve revocare la licenza?