Progetto “Adottiamo un’aiuola” – Anno terzo

Progetto “Adottiamo un’aiuola” – Anno terzo

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In questo anno scolastico 2018/2019, i bambini di entrambe le scuole Elementari Poledrelli e Bombonati, si troveranno a condividere le stesse esperienze di apprendimento.

Nella programmazione del progetto si affronteranno esperienze sia in aula che presso le aiuole. Le attività che si svolgeranno faranno sì che i bambini ne siano partecipi come cittadini che fanno parte della comunità educante.

“Comunità educante: non solo la famiglia e la scuola, ma l’ INTERA SOCIETA’ “.

Percorso: dal bambino al genitore con il genitore verso/con la scuola all’intera comunità.

Educazione civica ricordando gli articoli gli articoli della Costituzione.

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Titolo:

IO… ma… gli altri?

I bambini di 10/11 anni che frequentano la 5^ Classe  della Scuola Primaria hanno già la capacità di saper distinguere le cose belle dalle cose brutte…

Lo scopo del progetto è di far prendere coscienza ai ragazzi della loro potenzialità / capacità di vivere la realtà ed individuare le situazioni “belle” e “brutte”.

Osservare ciò che li circonda e valutare quello che eventualmente si può approvare ed eventualmente cambiare. Proposte…. Esempi…

Ecco i bambini di entrambe le Scuole impegnati con gli “occhiali magici”….

  

 

GAD – Oltrepassato ogni limite

Una falsa notizia all’origine di una mezza rivolta ai piedi del Grattacielo

Un gruppo di nigeriani ha rovesciato bidoni e cassonetti per strada pensando che un loro connazionale fosse morto investito dalle forze dell’ordine. Interviene anche il ministro dell’Interno Salvini: “Roba da matti, presto a Ferrara”

(foto dalla pagina Facebook di Nicola Lodi)

Sono state ore di altissima tensione quelle della notte di sabato ai piedi del Grattacielo, dove un gruppo composto da qualche decina di stranieri ha rovesciato bidoni e cassonetti per strada e affrontato in maniera minacciosa le forze dell’ordine intervenute. Il fattore scatenante pare essere stato il diffondersi incontrollato della falsa notizia della morte di un uomo nigeriano a seguito dell’investimento da parte di una pattuglia dei Carabinieri.

Quel che era accaduto nella realtà è che poco dopo le 20, cercando di sottrarsi a un controllo di una pattuglia del Radiomobile in viale Po, un nigeriano di 28 anni è stato investito da una Dacia Sandero. L’uomo è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale di Cona, dove è rimasto ricoverato per mezza giornata con vari traumi ma, a testimonianza che non fosse grave, è stato dimesso domenica con 18 giorni di prognosi. In compenso è stato denunciato per spaccio, essendogli stati trovati addosso 8 grammi di stupefacente.

Chi ha assistito alla scena lo deve aver raccontato ad altri e nel passaparola la notizia si è decisamente trasformata, generando una rabbia sfociata in un principio di rivolta, con cassonetti abbattuti, spazzatura sparsa per strada e nei giardini del Grattacielo. Gli stranieri coinvolti, in grande prevalenza nigeriani, sono stati circa 40-50, forse anche di più.

Il gruppo di ‘rivoltosi’ si è compattato attaccando verbalmente carabinieri, poliziotti, agenti della municipale, finanzieri e militari dell’Esercito, senza andare oltre anche grazie al sangue freddo degli operatori. Non risultato attacchi fisici contro le forze dell’ordine.

Solo in tarda nottata, verso la mezzanotte, è tornata la calma, con l’intervento di un mediatore culturale che ha spiegato agli stranieri come stessero davvero le cose.

La notizia dei disordini è arrivata anche alle orecchie del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha condiviso su Facebook un video girato da Nicola Lodi – che invita l’assessore Aldo Modonesi a “chiedere scusa, dimettersi e andare a casa” -, commentando: “Video pazzesco, roba da matti! Notte di guerriglia a Ferrara: banda di nigeriani hanno rovesciato cassonetti, creato disordini, minacciato e accerchiato i Carabinieri. Grazie alle Forze dell’Ordine per la professionalità dimostrata, che ha evitato il peggio. Sarò presto in città per mettere un po’ di cose a posto”.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fsalviniofficial%2Fvideos%2F311985159671920%2F&show_text=1&width=267

Estense.com del 17.02.2019 – https://www.estense.com/?p=756874

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Disordini in Gad, la ‘versione dei pusher’: “Ci dispiace, volevamo che ci ascoltassero”

Il nigeriano investito sabato sera insieme al suo gruppo: “C’era molta rabbia, ma non volevamo una protesta violenta”. Nel loro racconto anche dettagli che vengono smentiti dai carabinieri

(foto dalla pagina Facebook di Nicola Lodi)

Due giorni dopo i disordini davanti ai giardini del Grattacielo, i pusher nella ‘piazza’ dello spaccio ferrarese tengono un profilo basso e non si fermano a lungo sulle panchine del parchetto. L’attenzione delle forze dell’ordine, dei media e della popolazione è più alta che mai e quando qualcuno cerca di approcciare i potenziali acquirenti lo fa in modo più cauto e guardingo: per oggi è meglio non dare troppo nell’occhio.

Un gruppetto di spacciatori e loro conoscenti si è appartato sotto al volto tra il piazzale della Stazione e piazzetta Castellina: sono una dozzina di ragazzi di circa 25 anni, alcuni italiani e in buona parte africani. Tra loro c’è anche Kola, il pusher nigeriano investito sabato sera da un auto e creduto morto dai suoi connazionali, che hanno poi seminato il caos in zona stazione ribaltando cassonetti dei rifiuti lungo il viale.

Che siano presenti anche degli spacciatori nel gruppetto è fuori discussione, viste le offerte di merce che ci vengono fatte passando. Ma anche una volta informati del motivo della visita, Kola e i suoi amici rimangono e sembrano desiderosi di raccontare la propria versione dei fatti (in parte smentita dai carabinieri, come leggerete) e addirittura di chiedere scusa alla cittadinanza per

quanto avvenuto. Il 28enne porta un collare ortopedico dopo l’incidente di sabato sera e non parla molto, ma conferma o corregge le parole di un suo amico, Joshua, che si fa portavoce del gruppo esprimendosi in inglese.Cosa è successo allora sabato sera e perché hanno deciso di iniziare i disordini pubblici? “Eravamo davanti alla stazione quando sono arrivati i carabinieri – afferma Joshua -. Hanno controllato i documenti e Kola non ce li aveva, perché gli avevano rifiutato la richiesta di permesso di soggiorno tre giorni prima. È per quello che è scappato, non perché aveva della droga come è stato scritto. Se avesse avuto della droga lo avrebbero arrestato e non sarebbe qui ora”.

Prima di proseguire con il racconto, occorre sottolineare che il comando dei carabinieri, contattato da Estense.com, ha smentito questa versione e ci ha confermato il ritrovamento di otto grammi di marijuana nelle tasche del 28enne e la sua denuncia per detenzione a fini di spaccio. La mancanza di provvedimenti cautelari potrebbe quindi dipendere semplicemente dall’esigua quantità della droga ritrovata.

Il racconto prosegue e Joshua spiega dell’inseguimento e della successiva rivolta: “Quando Kola è scappato i carabinieri lo hanno inseguito con l’auto fino al cavalcavia (di viale Po, ndr) e ha avuto paura che lo investissero, allora ha cercato di attraversare la strada ma è arrivata un’altra macchina che lo ha colpito. Dopo che l’hanno portato via qualcuno tra ‘i bianchi’ ha iniziato a dire che era morto e si è diffusa la voce, sono iniziati a girare molti messaggi. Noi eravamo là davanti al Grattacielo e chiedevamo ai carabinieri se era vero, ma non ci volevano dire niente. Eravamo molto arrabbiati, tu cosa faresti se gira voce che un tuo amico è morto e la polizia non ti vuole dire niente? Abbiamo bloccato la strada con i cassonetti perché volevamo che i carabinieri ci ascoltassero, ce l’avevamo con loro non volevamo che fosse una protesta violenta”.

Facciamo notare al gruppo che questa versione dei fatti è sicuramente ‘autoassolutoria’: per quanto possa essere comprensibile la paura e la rabbia alla notizia dell’amico morto, è possibile non rendersi conto che una reazione del genere avrebbe semplicemente seminato il panico in città e aggravato le tensioni etniche?

Joshua fa un parziale ‘mea culpa’, pur mantenendo inalterate le sue critiche: “Ci dispiace per quello che avete visto. C’era molta rabbia, pensavamo che un nostro fratello fosse morto e nessuno ci voleva dire nulla. È stato Kelvin (Jacob, il rappresentante della comunità nigeriana, ndr) a venire e dirci che Kola era vivo e appena ce l’ha detto tutti si sono tranquillizzati e sono andati via. Non c’entrava niente lo spaccio o la droga, eravamo preoccupati per la sua vita, però è vero che gli italiani possono aver avuto paura quando hanno visto le foto e le notizie e ci dispiace, chiediamo scusa. Io capisco che i carabinieri fanno il loro lavoro quando ci chiedono i documenti, però quando inseguono qualcuno in questo modo può essere pericoloso anche per le altre automobili, non solo per noi”.

Il discorso rischia di farsi decisamente surreale: non vorrà mica suggerire alle forze dell’ordine di lasciar andare chi scappa dai controlli? La risposta di Joshua è sorprendentemente schietta: “Dovrebbero circondarci prima di intervenire, se pensano che ci siano dei problemi. Dovrebbero mettere altre auto nelle strade di fianco così che riescono a prendere chi scappa dal davanti, non correndogli dietro”. Una conclusione forse ancora più surreale: per la prima volta in assoluto a chiedere più mezzi e agenti a Ferrara è proprio uno spacciatore.

Estense.com del 19.02.2019 – https://www.estense.com/?p=757143

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In fuga dal Quartiere GAD

RASSEGNA   STAMPA

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La Nuova Ferrara del 10 Febbraio 2019

https://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2019/02/10/news/in-fuga-dal-grattacielo-quella-casa-mi-pareva-il-paradiso-l-ho-venduta-al-prezzo-di-una-panda-1.17744492

In fuga dal Grattacielo «Quella casa mi pareva il paradiso: l’ho venduta al prezzo di una “Panda”»

Roberto Zaramella investì acquistando un alloggio al 17esimo piano Era il 1972. Oggi questo edificio è divenuto un posto da abbandonare

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Pubblicato il 8 febbraio 2019

Gad Ferrara, anche Zanotti si arrende. “Troppo crimine, me ne vado”

Il presidente dell’associazione getta la spugna

di FEDERICO MALAVASI
Ultimo aggiornamento il 9 febbraio 2019 alle 06:33

Zanotti, qual è la situazione oggi in zona stazione?

«Negli anni l’attività di spaccio è aumentata in modo incredibile. Ormai occupano anche gli spazi privati e ce li troviamo davanti a casa».

Cioè?

«Sotto i portici del mio palazzo ce ne sono sempre una decina. Formano una diga umana. A volte faccio fatica a entrare in casa mia. Importunano i passanti e, se osiamo rispondere, volano insulti, minacce e parolacce. Si vive come in una gabbia».

«La svolta è stata tardiva e, per certi aspetti, sospetta. Per quanto riguarda il quarto turno della polizia municipale lo vedo molto come una boutade propagandistico elettorale».

Ma comunque potrebbe essere un’arma in più, non trova?

«Certo, ma andava fatto anni fa. Da tempo noi chiediamo una postazione fissa in piazzetta Castellina, magari con vigili addestrati e dotati di pistola o taser. Ma non c’è mai stata una vera volontà in questo senso».

C’è stata anche una stretta su alcol e orari dei locali…

«Non serve. Lo spaccio continua. Anche davanti al centro di mediazione del Comune. I locali chiudono prima? Qual è il problema? Basta approvvigionarsi prima dell’orario di chiusura».

Perché ha deciso di lasciare il quartiere?

«Vivo al Gad dal 1989, quando ho comprato casa. E fino al ‘95 ho avuto anche il mio studio da medico. Nutro molto affetto per una zona in cui stavo bene e nella quale ho costruito qualcosa con le mie mani. Ma leggo nella situazione attuale una grande sconfitta delle istituzioni. E in parte anche mia. Ci ho messo impegno per migliorare le cose. È inconcepibile che un cittadino, per poter vivere tranquillo, debba scappare».

Tra quanto partirà?

«Entro Pasqua. Mi sposto nella zona di Borgo Punta, vicino al mio ambulatorio».

«Si continua su questa strada e io manterrò il mio ruolo. In cinque anni abbiamo visto un aumento della delinquenza che si è strutturata sul territorio. Ora si sentono forti di un predominio consolidato. Hanno vita facile. Dall’altra parte hanno un’ideologia che, sotto il manto dell’antirazzismo, copre qualsiasi protesta di chi chiede più sicurezza».

Cosa si aspetta dalle elezioni amministrative?

«Che non si concretizzi l’ennesimo deja-vu. E che l’opposizione non si frammenti in nome di un seggio in consiglio».

Ha mai pensato di scendere nell’agone politico?

«Come Associazione lo abbiamo valutato ma abbiamo desistito, almeno per questa tornata. Mettersi in politica vuol dire dedicarcisi anima e corpo e questo confligge con la mia professione. Se ci saranno le condizioni lo faremo tra cinque anni, con la stessa autonomia di oggi ma con maggiore forza ed esperienza».

GAD – L’anno 2018 raccontato dagli articoli di stampa

Un anno (il 2018) di notizie dal Quartiere Gad – Ferrara, raccontato dai titoli di giornali. Vengono riportati solo quelli riguardanti eventi criminosi legati o derivanti dallo spaccio di droga. Fonte il Resto del Carlino

Buona visione

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Per scorrere e leggere gli articoli del 2018 si può anche cliccare sulla pagina NEWS. Vengono riportati gli eventi legati allo spaccio nel Gad. Le notizie sono state prese dai quotidiani on-line Estense.com, Il Resto del Carlino e la Nuova Ferrara. Motore di ricerca/tag: sequestro, droga, spaccio, arresto, risse ed accoltellamenti.

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Per leggere “Eventi criminosi” legati allo spaccio nel Gad del 2017 clicca su:

https://comitatozonastadio.wordpress.com/2018/01/18/anno-2017-un-anno-di-gad-rassegna-stampa/

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Per leggere “Eventi criminosi” legati allo spaccio nel Gad del 2016 clicca su:

https://comitatozonastadio.wordpress.com/2017/03/17/mappa-2016-del-crimine-legato-allo-spaccio/

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Intervista al Presidente Massimo Morini

La quinta puntata di #VocidalGad ha come protagonista Massimo Morini, presidente dell’associazione “Comitato Zona Stadio” di Ferrara.

“L’associazione Comitato Zona Stadio – ricorda Morini – è nata nel 2013 e l’obbiettivo che si pone è quello della salvaguardia del quartiere in termini di riqualificazione, ampliamento delle relazioni interpersonali tra gli abitanti e quindi aumento della socialità. L’esigenza deriva dal fatto che l’associazione è nata in relazione a problematiche di quartiere molto rilevanti, sentite come tali dalla maggior parte dei cittadini, ma che in precedenza non avevano trovato una voce adeguata per portarle nelle sedi giuste”.

Quali sono queste problematiche?
Fondamentalmente sono lo spaccio, la prostituzione e il degrado che ne consegue. Tutto ciò è espressione di forme di microcriminalità nella zona Giardino, che proprio per questo oggi risulta diversa rispetto al passato.

In cosa è diversa?
Pure in passato c’erano fenomeni di microcriminalità, ma prettamente autoctoni e di dimensioni abbastanza gestibili dalle forze dell’ordine. La criminalità che si è sviluppata negli ultimi 10 anni, legata ai processi migratori, in termini quantitativi è molto più solida e organizzata. Questo rende la gestione difficoltosa. Noi come cittadini ci siamo resi conto del peso che ha questa microcriminalità nelle strade, nel senso che c’è un continuo via vai di spacciatori nell’area dello stadio oltre che nella zona del grattacielo, che propongono in maniera diffusa le loro droghe, creando ovviamente fastidio, paura, problematiche di sicurezza.

Anche il prezzo degli appartamenti è sceso drasticamente.
Questa è una conseguenza. Ovviamente nell’arco degli anni c’è stata una grande concentrazione di microcriminalità in quest’area più che nelle altre. Questo problema è sfuggito di mano, non per inerzia dell’amministrazione, ma proprio per la portata elevata.

Magari non ci si è resi subito conto dell’ampiezza del problema?
Diciamo che è stata sottovalutata e quindi l’ondata che ne è conseguita è stata dirompente anche per le normative stesse perché essendo una problematica di microcriminalità ha in sé molte pericolose implicazioni.

massimo-morini

Massimo Morini

Qualcuno però afferma che ci sia stato un abbandono del quartiere da parte dell’Amministrazione.
Dal mio punto di vista non c’è stata la necessaria attenzione, questo non è mai stato considerato un quartiere da sviluppare. La vicinanza alla stazione e la presenza dei grattacieli ha favorito la creazione di un’area di delinquenza e l’amministrazione, almeno fino al 2013, è stata poco attenta. Uno dei punti di forza della nostra associazione, in modo anche dirompente e innovativo, è stato quello di porsi in maniera critica ma collaborativa nei confronti degli amministratori, facendo presente, al di là della mera protesta e dell’evidenziare una problematica, il fatto che questo quartiere aveva bisogno di un intervento non solo delle forze dell’ordine ma anche dell’amministrazione stessa. Un intervento che fosse basato su una vera riqualificazione.

C’è stata una risposta positiva?
Posso dire che dal 2013 il quartiere Giardino è stato molto più ‘attenzionato’ dall’amministrazione, ci sono state tutta una serie di iniziative che sono state fatte, che hanno avuto una finalità di riqualificazione del quartiere in termini di partecipazione e di attività, perché se un quartiere muore da questo punto di vista viene ‘preso in carico’ dalla microcriminalità.

Però è dovuto venire anche l’esercito.
Una delle nostre proposte, essendoci confrontati con le forze dell’ordine, era quella di aumentare il presidio anche in termini numerici e l’esercito ha un significativo ruolo di aiuto. Le cose sono migliorate, ma i problemi non sono risolti. Però c’è un occhio in più.

Quindi in questi ultimi cinque anni è migliorata la situazione?
C’è stata una maggiore presa di coscienza del problema, Ma occorre fare di più, ad esempio dare maggior attenzione alle attività commerciali, e controllare al contempo quelle che sono al limite della legalità e che possono fingere da luoghi di spaccio. Occorre secondo noi anche dare più forza alla polizia municipale. Un’altra cosa che potrebbe fare l’amministrazione con maggiore sistematicità è verificare il rispetto delle normative. Porre per esempio termini restrittivi per la vendita degli alcolici non basta, bisogna vigilare sul rispetto.

Ti riferisci al “Regolamento di Polizia Urbana della città di Ferrara“?
Assolutamente si. Secondo il nostro punto di vista, non viene attuato in questo momento. Sarà per la mancanza di forze, per la mancanza di impegno, ma manca qualcosa. Si può e si deve fare assolutamente di più. Anche nel controllo degli appartamenti, poiché molti di questi affittati da italiani si sono scoperti essere luogo di spaccio e di deposito di droga, quindi capire le persone che ci stanno, in quanti ci stanno, tutta una serie di indagini approfondite che dovrebbero essere fatte partendo dal grattacielo fino a tutta l’area del quartiere Giardino.

Avete cercato un’integrazione, una possibile convivenza con le persone di altre etnie che abitano questo quartiere?
Abbiamo cercato di far si che il problema non fosse quello dell’italiano verso lo straniero o la persona di colore, ma di concentrare l’attenzione sui fenomeni dello spaccio e della criminalità, anche se chi lo fa ora per strada è nigeriano, ma ci sono altre etnie che gestiscono la droga in altre zone di Ferrara. Ci sono anche altre problematiche legate ai furti in casa e alle biciclette che sono gestiti da altre etnie.
Il problema dello spaccio è che l’offerta è legata alla domanda e a domandare sono i ferraresi… In ogni caso un punto è chiaro: chi sta qua deve rispettare le regole. Non ha importanza che sia di etnia nigeriana, scuro o chiaro, l’importante è che rispetti le regole,se no non può stare in questa città. Noi abbiamo cercato anche di collaborare con le associazioni straniere perché riteniamo che sia importante anche capirsi. Cito un esempio particolare che è emblematico: il primo incontro con l’associazione nigeriana è stato fatto nel quartiere Giardino, sotto casa mia, ed è andato male, perché c’era molta diffidenza da parte loro, su chi fossimo, su cosa volessimo, del perché facessimo certe cose. Successivamente gli incontri hanno fatto capire a queste persone che di fronte avevano altre persone che avevano voglia di costruire qualcosa di positivo.

Avevano paura in pratica?
Sì. C’era a suo tempo un sentimento di paura perché si sentivano, giustamente, aggrediti in quanto etnia, poiché una parte di loro delinqueva. Dico una parte perché ci sono nigeriani che sono persone assolutamente integrate, perbene. Per dire come c’è una diffidenza reciproca, noi verso loro e loro verso noi. Abbiamo cercato anche di comunicare con loro perché riteniamo importante far presente a loro il problema, perché se ne rendessero conto in maniera importante, in modo che anche loro isolassero, come facciamo noi con gli italiani, chi sbaglia, perché questo va contro anche a loro stessi, altrimenti ogni volta che si vede passare una persona di colore si dice ”ecco, è passato lo spaccino”, e non è così. Per questo dico che c’è bisogno di socializzazione, e noi con le nostre iniziative abbiamo cercato proprio di coinvolgere, comunicare, capire e conoscere tutti per affrontare i problemi a 360 gradi.
Siccome, però, è un problema grosso, da una parte ci sono le problematiche che devono essere gestite dalle forze dell’ordine e che sono di loro competenze, dall’altra parte un cittadino può anche lui fare qualcosa in qualche modo. È vero anche che ultimamente la situazione è molto difficile, c’è molta tensione ed i cittadini sono stanchi.

Aumenterà secondo te questa tensione con l’avvicinarsi delle elezioni?
Ma al di là delle elezioni, che è uno scontro politico e sicuramente ci saranno delle strumentalizzazioni di destra e di sinistra, come ci sono sempre state, è proprio il cittadino che è stanco di questa situazione.

Secondo te i media esagerano nel riportare il quartiere giardino o la zona Gad come un territorio conosciuta solo per la criminalità?
Diciamo che, come in tutte le cose, forse fa più notizia un fatto negativo che uno positivo. Il tentativo di indurre l’amministrazione a fare dei progetti, partendo dal riconoscimento dei problemi che i media denunciano puntualmente, è per riscattare la nomea del quartier che, avendo in sé la parola ‘giardino’, porta intrinseco il significato di un quartiere bello, residenziale, un quartiere che ha delle potenzialità, e che non può essere schiacciato dalla negatività dello spaccio, deve essere valorizzato nell’ottica della positività che ha. È ovvio che in questi anni il non-interessamento, lo spegnere le luci, le zone buie, hanno fatto avere un vantaggio a chi nel buio si trova bene rispetto a chi sta nella luce.
Un altro esempio  l’aiuola in ‘Giordano Bruno’: abbiamo cercato di appropriarci di una soluzione che aveva proposto il Comune, quella di gestire attraverso l’associazione, il verde e abbiamo pensato di fare un’aiuola di fiori, curata assieme ai bambini, quindi in collaborazione con la scuola, e con dei richiedenti asilo politico, dei ragazzi validi e in gamba, volenterosi, proprio perché riteniamo che sia importante anche far vedere il bello, perché il bello richiama il bello. Se tu in un giardino ci metti dei fiori, lo vivi,  magari le famiglie ci vanno, anziché andarci altre persone. Ma è un percorso duro e lungo.

I prossimi obbiettivi?
Il nostro prossimo obbiettivo è quello di mantenere sempre alto il livello di attenzione da parte dell’Amministrazione, perché comunque non deve terminare il percorso di iniziative che sono state fatte, ma riproporlo anche in maniera standardizzata. Ci è dispiaciuto perdere l’appuntamento del mercatino europeo perché era un’iniziativa importante, adesso abbiamo lo stadio, che speriamo sia fonte di riqualificazione positiva. Poi collaboriamo con le forze dell’ordine per favore un puntuale presidio nel quartiere.

28 Novembre 2018