Intervista al Presidente Massimo Morini

La quinta puntata di #VocidalGad ha come protagonista Massimo Morini, presidente dell’associazione “Comitato Zona Stadio” di Ferrara.

“L’associazione Comitato Zona Stadio – ricorda Morini – è nata nel 2013 e l’obbiettivo che si pone è quello della salvaguardia del quartiere in termini di riqualificazione, ampliamento delle relazioni interpersonali tra gli abitanti e quindi aumento della socialità. L’esigenza deriva dal fatto che l’associazione è nata in relazione a problematiche di quartiere molto rilevanti, sentite come tali dalla maggior parte dei cittadini, ma che in precedenza non avevano trovato una voce adeguata per portarle nelle sedi giuste”.

Quali sono queste problematiche?
Fondamentalmente sono lo spaccio, la prostituzione e il degrado che ne consegue. Tutto ciò è espressione di forme di microcriminalità nella zona Giardino, che proprio per questo oggi risulta diversa rispetto al passato.

In cosa è diversa?
Pure in passato c’erano fenomeni di microcriminalità, ma prettamente autoctoni e di dimensioni abbastanza gestibili dalle forze dell’ordine. La criminalità che si è sviluppata negli ultimi 10 anni, legata ai processi migratori, in termini quantitativi è molto più solida e organizzata. Questo rende la gestione difficoltosa. Noi come cittadini ci siamo resi conto del peso che ha questa microcriminalità nelle strade, nel senso che c’è un continuo via vai di spacciatori nell’area dello stadio oltre che nella zona del grattacielo, che propongono in maniera diffusa le loro droghe, creando ovviamente fastidio, paura, problematiche di sicurezza.

Anche il prezzo degli appartamenti è sceso drasticamente.
Questa è una conseguenza. Ovviamente nell’arco degli anni c’è stata una grande concentrazione di microcriminalità in quest’area più che nelle altre. Questo problema è sfuggito di mano, non per inerzia dell’amministrazione, ma proprio per la portata elevata.

Magari non ci si è resi subito conto dell’ampiezza del problema?
Diciamo che è stata sottovalutata e quindi l’ondata che ne è conseguita è stata dirompente anche per le normative stesse perché essendo una problematica di microcriminalità ha in sé molte pericolose implicazioni.

massimo-morini

Massimo Morini

Qualcuno però afferma che ci sia stato un abbandono del quartiere da parte dell’Amministrazione.
Dal mio punto di vista non c’è stata la necessaria attenzione, questo non è mai stato considerato un quartiere da sviluppare. La vicinanza alla stazione e la presenza dei grattacieli ha favorito la creazione di un’area di delinquenza e l’amministrazione, almeno fino al 2013, è stata poco attenta. Uno dei punti di forza della nostra associazione, in modo anche dirompente e innovativo, è stato quello di porsi in maniera critica ma collaborativa nei confronti degli amministratori, facendo presente, al di là della mera protesta e dell’evidenziare una problematica, il fatto che questo quartiere aveva bisogno di un intervento non solo delle forze dell’ordine ma anche dell’amministrazione stessa. Un intervento che fosse basato su una vera riqualificazione.

C’è stata una risposta positiva?
Posso dire che dal 2013 il quartiere Giardino è stato molto più ‘attenzionato’ dall’amministrazione, ci sono state tutta una serie di iniziative che sono state fatte, che hanno avuto una finalità di riqualificazione del quartiere in termini di partecipazione e di attività, perché se un quartiere muore da questo punto di vista viene ‘preso in carico’ dalla microcriminalità.

Però è dovuto venire anche l’esercito.
Una delle nostre proposte, essendoci confrontati con le forze dell’ordine, era quella di aumentare il presidio anche in termini numerici e l’esercito ha un significativo ruolo di aiuto. Le cose sono migliorate, ma i problemi non sono risolti. Però c’è un occhio in più.

Quindi in questi ultimi cinque anni è migliorata la situazione?
C’è stata una maggiore presa di coscienza del problema, Ma occorre fare di più, ad esempio dare maggior attenzione alle attività commerciali, e controllare al contempo quelle che sono al limite della legalità e che possono fingere da luoghi di spaccio. Occorre secondo noi anche dare più forza alla polizia municipale. Un’altra cosa che potrebbe fare l’amministrazione con maggiore sistematicità è verificare il rispetto delle normative. Porre per esempio termini restrittivi per la vendita degli alcolici non basta, bisogna vigilare sul rispetto.

Ti riferisci al “Regolamento di Polizia Urbana della città di Ferrara“?
Assolutamente si. Secondo il nostro punto di vista, non viene attuato in questo momento. Sarà per la mancanza di forze, per la mancanza di impegno, ma manca qualcosa. Si può e si deve fare assolutamente di più. Anche nel controllo degli appartamenti, poiché molti di questi affittati da italiani si sono scoperti essere luogo di spaccio e di deposito di droga, quindi capire le persone che ci stanno, in quanti ci stanno, tutta una serie di indagini approfondite che dovrebbero essere fatte partendo dal grattacielo fino a tutta l’area del quartiere Giardino.

Avete cercato un’integrazione, una possibile convivenza con le persone di altre etnie che abitano questo quartiere?
Abbiamo cercato di far si che il problema non fosse quello dell’italiano verso lo straniero o la persona di colore, ma di concentrare l’attenzione sui fenomeni dello spaccio e della criminalità, anche se chi lo fa ora per strada è nigeriano, ma ci sono altre etnie che gestiscono la droga in altre zone di Ferrara. Ci sono anche altre problematiche legate ai furti in casa e alle biciclette che sono gestiti da altre etnie.
Il problema dello spaccio è che l’offerta è legata alla domanda e a domandare sono i ferraresi… In ogni caso un punto è chiaro: chi sta qua deve rispettare le regole. Non ha importanza che sia di etnia nigeriana, scuro o chiaro, l’importante è che rispetti le regole,se no non può stare in questa città. Noi abbiamo cercato anche di collaborare con le associazioni straniere perché riteniamo che sia importante anche capirsi. Cito un esempio particolare che è emblematico: il primo incontro con l’associazione nigeriana è stato fatto nel quartiere Giardino, sotto casa mia, ed è andato male, perché c’era molta diffidenza da parte loro, su chi fossimo, su cosa volessimo, del perché facessimo certe cose. Successivamente gli incontri hanno fatto capire a queste persone che di fronte avevano altre persone che avevano voglia di costruire qualcosa di positivo.

Avevano paura in pratica?
Sì. C’era a suo tempo un sentimento di paura perché si sentivano, giustamente, aggrediti in quanto etnia, poiché una parte di loro delinqueva. Dico una parte perché ci sono nigeriani che sono persone assolutamente integrate, perbene. Per dire come c’è una diffidenza reciproca, noi verso loro e loro verso noi. Abbiamo cercato anche di comunicare con loro perché riteniamo importante far presente a loro il problema, perché se ne rendessero conto in maniera importante, in modo che anche loro isolassero, come facciamo noi con gli italiani, chi sbaglia, perché questo va contro anche a loro stessi, altrimenti ogni volta che si vede passare una persona di colore si dice ”ecco, è passato lo spaccino”, e non è così. Per questo dico che c’è bisogno di socializzazione, e noi con le nostre iniziative abbiamo cercato proprio di coinvolgere, comunicare, capire e conoscere tutti per affrontare i problemi a 360 gradi.
Siccome, però, è un problema grosso, da una parte ci sono le problematiche che devono essere gestite dalle forze dell’ordine e che sono di loro competenze, dall’altra parte un cittadino può anche lui fare qualcosa in qualche modo. È vero anche che ultimamente la situazione è molto difficile, c’è molta tensione ed i cittadini sono stanchi.

Aumenterà secondo te questa tensione con l’avvicinarsi delle elezioni?
Ma al di là delle elezioni, che è uno scontro politico e sicuramente ci saranno delle strumentalizzazioni di destra e di sinistra, come ci sono sempre state, è proprio il cittadino che è stanco di questa situazione.

Secondo te i media esagerano nel riportare il quartiere giardino o la zona Gad come un territorio conosciuta solo per la criminalità?
Diciamo che, come in tutte le cose, forse fa più notizia un fatto negativo che uno positivo. Il tentativo di indurre l’amministrazione a fare dei progetti, partendo dal riconoscimento dei problemi che i media denunciano puntualmente, è per riscattare la nomea del quartier che, avendo in sé la parola ‘giardino’, porta intrinseco il significato di un quartiere bello, residenziale, un quartiere che ha delle potenzialità, e che non può essere schiacciato dalla negatività dello spaccio, deve essere valorizzato nell’ottica della positività che ha. È ovvio che in questi anni il non-interessamento, lo spegnere le luci, le zone buie, hanno fatto avere un vantaggio a chi nel buio si trova bene rispetto a chi sta nella luce.
Un altro esempio  l’aiuola in ‘Giordano Bruno’: abbiamo cercato di appropriarci di una soluzione che aveva proposto il Comune, quella di gestire attraverso l’associazione, il verde e abbiamo pensato di fare un’aiuola di fiori, curata assieme ai bambini, quindi in collaborazione con la scuola, e con dei richiedenti asilo politico, dei ragazzi validi e in gamba, volenterosi, proprio perché riteniamo che sia importante anche far vedere il bello, perché il bello richiama il bello. Se tu in un giardino ci metti dei fiori, lo vivi,  magari le famiglie ci vanno, anziché andarci altre persone. Ma è un percorso duro e lungo.

I prossimi obbiettivi?
Il nostro prossimo obbiettivo è quello di mantenere sempre alto il livello di attenzione da parte dell’Amministrazione, perché comunque non deve terminare il percorso di iniziative che sono state fatte, ma riproporlo anche in maniera standardizzata. Ci è dispiaciuto perdere l’appuntamento del mercatino europeo perché era un’iniziativa importante, adesso abbiamo lo stadio, che speriamo sia fonte di riqualificazione positiva. Poi collaboriamo con le forze dell’ordine per favore un puntuale presidio nel quartiere.

28 Novembre 2018

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Un’ estate “calda” al Gad

RASSEGNA   STAMPA

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Il Resto del Carlino del 30 Agosto 2018

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Questo non si era mai visto al GAD….

O  ESAGERAZIONE    O…  ESASPERAZIONE

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Ferrara, anziana in strada con un bastone. “In questa zona non si vive più”

Aggressione col machete in via Cassoli, nuovi controlli nel palazzo

di FEDERICO MALAVASI

https://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/anziana-col-bastone-in-strada-1.3974928

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Ferrara, 13 giugno 2018 – Sul marciapiede ci sono ancora gli schizzi di sangue. Sono passate 48 ore dalla spedizione punitiva con coltelli e machete al civico 37 di via Cassoli ma l’incubo dell’alba di lunedì è difficile da cancellare. All’angolo con viale IV Novembre c’è un gruppo di stranieri che chiacchiera a voce alta. Non c’è molto via vai. I residenti non hanno molta voglia di parlare dell’escalation di violenza che si sta registrando nelle ultime settimane e i pusher se ne stanno alla larga. Forse capiscono che l’area è nel mirino e che è meglio stare alla larga per un po’. E infatti, intorno alle 15 di ieri, nel luogo in cui è scoppiato il putiferio si presentano due agenti della polizia municipale accompagnati dai carabinieri. Entrano al civico 37, condominio nel cui androne è iniziato tutto. Bussano alla porta un appartamento abitato da nigeriani e chiedono informazioni al ragazzo che gli apre. Entrano in casa per un controllo e ne escono poco dopo. Le indagini su quanto accaduto nella notte tra domenica (due regolamenti di conti con feriti nel giro di un’ora, il primo in via Modena e il secondo, appunto, in via Cassoli) proseguono. Della vicenda si sta occupando il sostituto procuratore Andrea Maggioni, sulla cui scrivania sono finite le carte relative a entrambi i fatti di sangue. Si cerca di capire innanzitutto se i due eventi siano collegati e poi cosa ci sia dietro. Appare praticamente certo che si tratti di un regolamento di conti per il controllo del territorio. Ma per quale ragione? È questo che gli inquirenti sono chiamati a scoprire. Di questo, al momento, i feriti non hanno voluto parlare. Le bocche sono cucite, forse anche per paura di ulteriori e più gravi ritorsioni da parte di un sistema che non perdona gli sgarri.

La serie di episodi violenti che nelle ultime settimane ha come teatro il quartiere Giardino sta esasperando i residenti, ripiombati in un lampo nell’incubo dell’estate scorsa. «Questa per noi non è integrazione – si legge sulla pagina Facebook dell’Associazione Residenti Gad a commento della notizia delle due risse dell’altra notte –. L’immigrazione nella nostra città, se gestita in questo modo, non fa bene alla comunità. Non siamo razzisti ma così le cose non vanno». E c’è un’immagine che funge da barometro della stanchezza di chi vive in zona stazione. Lo scatto raffigura un’anziana in strada, nel bel mezzo della baraonda. Ai piedi ha un paio di pantofole, sulle spalle un maglioncino e in mano un bastone. Vuole difendere, a modo suo, la propria abitazione. Non è facile per i carabinieri tranquillizzarla e convincerla a tornare in casa. «Dormivo quando ho sentito quella cagnara – racconta la pensionata al Carlino –. Ho visto dalla finestra cosa stava succedendo e sono scesa. Questo una volta era il ‘giardino’ della città. Ora non si vive».

Biciclettata del 5 Maggio 2018

Si è svolta sabato 5 Maggio u.s. la Biciclettata (nr. 132) la BICICLETTATA di Quartiere contro il degrado e lo spaccio di droga.

Ritrovo alle ore 20.45 in P.le G. Bruno nei pressi delle aiuole.

                     

Alle 21.00 la partenza.

Percorrendo Via Cassoli e arrivati in P.le Castellina sosta al Bar Elias

Poi la biciclettata ha transitato per N. Sauro, parchetto M. Incerpi e arrivata in Corso Piave ha raggiunto Corso V. Veneto. Giro all’interno dell’anello dell’ Acquedotto per fare poi ritorno in P.le G. Bruno.

Un’occasione questa per festeggiare il PRIMO PREMIO conseguito in Roma il 24 Aprile 2018, nel Concorso Nazionale “Vito Scafidi” con il Progetto “Adottiamo un’aiuola” nella categoria “Cittadinanza Attiva” presentato dalla Scuola Primaria Elementare Poledrelli 

Prossima biciclettata fine Giugno 2018

Un ringraziamento a quanti hanno partecipato alla manifestazione.

 

 

IL punto sulla situazione nel Quartiere Gad

 Tempo di bilancio e considerazioni sul Gad.

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Come lo scorso anno abbiamo redatto una ricerca sui crimini legati allo spaccio, digitando sui motori di ricerca delle testate di informazione ferrarese online, alcune parole chiave, quali: spaccio, risse, arresti e droga. La ricerca, precisiamo, non ha una vera e propria valenza giornalistica o di statistica ufficiale.

E’ comunque indicativa per trarre un bilancio significativo di come nel quartiere le sensazioni di insicurezza e di degrado sono e rimangono negative. Ecco un raffronto dei due anni presi in considerazione: anni 2016 e 2017.

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Nel corso dell’anno  2016 abbiamo contato 83 eventi criminosi a Ferrara, ci cui 63 sono accaduti in zona GAD. La percentuale è stata quindi dell’80%. Vedi:

https://comitatozonastadio.wordpress.com/2017/03/17/mappa-2016-del-crimine-legato-allo-spaccio/

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Nel 2017 abbiamo contato 98 eventi criminosi a Ferrara, di cui 81 accaduti in zona Gad. Nel nostro post del 18.01.2018 abbiamo elencato, probabilmente in difetto, gli articoli, corredati da alcune foto, di questi eventi collegati allo spaccio di droga trovati con il sistema dello scorso anno, ovvero digitando nelle testate di informazione ferraresi gli identici “motori” di ricerca: spaccio, risse, arresti e droga.

La situazione non appare mutata nel corso dell’anno 2017, anzi.

L’elenco completo (per la zona Gad) lo si può leggere digitando:

https://comitatozonastadio.wordpress.com/2018/01/18/anno-2017-un-anno-di-gad-rassegna-stampa/

Ognuno può trarre le proprie conclusioni.

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Il confronto, in numeri, tra i due anni.

Raffrontando gli eventi del 2016 (63) con quelli accaduti solo nella così detta “Zona Gad” nel 2017 (81) si evince che sono aumentati. Questo dato è dovuto probabilmente anche per i maggiori controlli effettuati da parte delle FF.OO nel Gad.

In alcune operazioni, alla più nota e recente chiamata: “Operazione Martellamento”, iniziata a settembre 2017, hanno partecipato oltre al personale della Squadra Mobile, personale dell’Ufficio Immigrazione, della Polizia Scientifica, Guardia di Finanza,  della Polizia Stradale, del Reparto Prevenzione Crimine Emilia Romagna “Orientale” e del Reparto Mobile di Bologna. Inoltre sul finire dello stesso mese è arrivato anche l’Esercito. Quindi le retate e le ricerche di droga nel Quartiere anche con cani-antidroga sono state notevolmente intensificate.

Preoccupante l’aumento delle aggressioni nei confronti del personale delle FF. OO e dei Militari dell’ Esercito al momento delle perquisizione dei fermati. Naturalmente a loro va il nostro più sentito ringraziamento per l’opera di prevenzione e di controllo del territorio che fanno quotidianamente.

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A fronte di tutto questo l’associazione Comitato Zona Stadio continuerà a svolgere un ruolo di sentinella del quartiere e continuerà quel percorso di collaborazione costruttiva con le altre Associazioni di quartiere e con chiunque altro condivide e porta avanti nuovi progetti e nuove strategie che si orientino verso una rapida e duratura riqualificazione del Gad.

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Nella riunione annuale societaria svoltasi il 3 Febbraio scorso, è stata confermata la volontà di continuare nel nostro percorso di riqualificazione del Quartiere. Oltre alle manifestazioni che riprenderanno quanto prima, quali: le biciclettate, i presidi e le camminate si continuerà il percorso di far “rifiorire” il Giardino, sia con il progetto (secondo anno -di “Adottiamo un’ Aiuola “) in collaborazione con la Scuola Primaria Elementare Poledrelli e alcuni Sponsor sia con altro progetto di riqualificazione del Verde di Viale IV Novembre, in collaborazione con altre Associazioni. Al momento, il progetto già presentato, dovrà essere valutato attentamente prima della sua eventuale realizzazione. Questo nostro interessamento è motivato in quanto, è cronaca di questi giorni, i proprietari della gelateria stanno provvedendo allo smantellamento del chiosco “La Siberiana”, ultima luce di incontro e relazioni tra cittadini e residenti in questo verde pubblico, vedi:

https://comitatozonastadio.wordpress.com/2018/03/20/addio-chiosco-la-siberiana/

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Associazione Comitato Zona Stadio

Massimo Morini